Le ragioni
di una scelta
Negli ultimi
anni sempre di più i
comuni si sono trovati a ragionare
sui temi della pace e della
solidarietà internazionale
cercando di dare risposte al
dibattito in corso e alle nuove
sensibilità che si stanno
formando tra i cittadini.
L'esigenza nasce
proprio dall'unanime constatazione
che lo sviluppo a basso contenuto
UMANO, è una grave minaccia
per la convivenza pacifica
e per il futuro dell'umanità.
Uno
sguardo al mondo...
I vertici mondiali
negli anni 90 per la prima
volta si sono trovati d'accordo
su cosa si debba fare per garantire
la soddisfazione dei bisogni
delle popolazioni in modo equilibrato
e sostenibile; questa piattaforma è stata
sintetizzata nella "dichiarazione
e programma d'azione" del
vertice mondiale sullo sviluppo
sociale tenutasi a Copenaghen
nel marzo 1995 che è stata
sottoscritta da tutti i governi
del mondo. La "carta
di Copenaghen" costituisce
quindi un solenne impegno politico
che tutti sono tenuti a rispettare.
Oggi in tutto
il mondo si riconosce che non è abbastanza "umano" uno
sviluppo che si accompagna
con guerre, violenze, corruzione,
criminalità, mancato
rispetto dei diritti umani
elementari, degrado ambientale,
esclusione dei più deboli,
povertà, disoccupazione,
migrazioni forzate e squilibri
di ogni genere. Tutti fatti
che al di là dei giudizi
etici e politici, impediscono
di utilizzare adeguatamente
le risorse naturali ed umane
per dare risposte soddisfacenti
ai bisogni dei singoli e delle
popolazioni.
Pur essendoci
accordo su quanto è necessario
fare, sono anche molto chiare
le difficoltà che la
sua attuazione comporta; difficoltà di
ogni genere: politiche (necessità di
superare i vecchi equilibri
di potere non solo fra Stati
ma anche tra e singole organizzazioni
sociali), economiche (capacità di
realizzare forme di economia
democratiche con il rispetto
di ognuno), finanziarie (ruolo
delle banche, del denaro, che
dovrebbero essere al servizio
dello sviluppo), sociali (nuove
relazioni tra i vari gruppi
sociali), tecnologiche (adeguamento
delle tecnologie con eliminazione
delle tecnologie nocive e forte
investimento sulle tecnologie
ad alto contenuto umano).
Molti sono stati
i tentativi in questi anni
per trovare un comune denominatore
dal quale partire per cercare
di risolvere alcuni dei grandi
problemi.
Il tavolo del G8 è sicuramente fra i più conosciuti. Il
G8 che all'inizio era un G5 (composto da Francia, Germania, Giappone, Gran
Bretagna e Stati Uniti), fu originalmente concepito con l'obiettivo di contrastare
le ondate di instabilità monetaria. Più tardi entrarono il Canada
e l'Italia (G7) con l'entrata della Russia si arriva al G8. Ma a quale titolo
questi paesi prendono decisioni che si riflettono su tutti gli altri?
Queste alcune fra le domande che vengono poste ai "Grandi" quando
si incontrano.
Come possono accettare che qualche miliardo di persone non abbia le medicine
per curarsi e i mezzi per vivere dignitosamente, e pensare che tutto questo
non alimenti tensioni e conflitti?
Negli ultimi
anni l'ordine del giorno si è aperto
a nuovi temi: dalla sicurezza
nucleare alla difesa dell'ambiente,
alla promozione della crescita
economica e alla lotta alla
povertà.
L'indebitamento dei paesi poveri diventò uno dei problemi centrali da
prendere in considerazione, anche per forte spinta dei movimenti di protesta,
compreso la denuncia di alcune parti della chiesa.
Negli ultimi anni la cancellazione del debito è stata affrontata in
una logica diversa, sono stati affrontati temi come: crescita dei paesi più poveri,
libero accesso dei loro prodotti ai nostri mercati, l'istruzione dei loro giovani
e la tutela della salute dei loro cittadini.
Gli incontri esclusivi a porte chiuse in alcune occasioni sono state organizzate
consultazioni con i governi di paesi emergenti e con le Organizzazioni non
governative (Ong). Le innovazioni della politica del G8 tuttavia non possono
essere considerate aperture sufficienti perché il nocciolo rimane quello
della democrazia.
Sono in molti a sostenere (sia i sostenitori di un mondo, una economia globale
sia quelli che non vogliono rapportarsi alla globalizzazione), che c'è bisogno
di un'architettura più equilibrata, in cui tutti i paesi (ed anche le
associazioni non elettive) possono avere utilmente una voce e un ruolo attivo.
Questa futura "architettura" può bastare per concepire un
sistema di governo democratico del mondo?
Alcuni illustri studiosi hanno cercato di dare risposte, fra questi Ralf
Dahrendorf e la sua risposta è negativa.
La democrazia si fonda su forti legami di solidarietà tra i cittadini,
richiede che essi siano informati e partecipino attivamente agli affari pubblici.
Quindi quando la gestione della cosa pubblica è lontana dai cittadini,
tanto più basso tende ad essere il tasso di democrazia. Dunque se già problematico
lavorare per una democrazia che coinvolta una nazione, Dahrendorf esclude che
la democrazia sia uno strumento realizzabile a livello mondiale. (Dahrendorf è attualmente
in Europa uno dei più autorevoli esponenti del neoliberalismo e ritiene
indispensabile integrare il pensiero classico liberale con una maggiore riflessione
sul sociale; questo è anche l'oggetto di gran parte dei suoi studi,
fra i quali quelli dedicati all'analisi del conflitto sociale nella società post-capitalistica).
E si parla di
tutto. "E si parla di
tutto", scrive il premio
Nobel per la letteratura José Saramago, "si
discute di tutto, dalla letteratura
all'ecologia, dall'allontanamento
delle galassie all'effetto
serra, dal trattamento dei
rifiuti a quello degli imballaggi.
Ma del sistema democratico,
come se si trattasse di qualcosa
di acquisito una volta per
tutte, intoccabile per la sua
stessa natura, per i secoli
dei secoli, non si discute".
Pensare globalmente
ed agire localmente (motto
di alcune associazioni impegnate
nella salvaguardia dell'ambiente),
continua ad essere attuale.
quale partire per la riaffermazione
della pratica democratica.

I
Comuni
I Comuni per
la loro organizzazione rimangono
un punto fondamentale dal quale
partire per la quotidiana affermazione
della pratica della democrazia.
Perché l'organizzazione di un Comune, in qualunque paese del nord e
sud del mondo, rimane una base importante, concreta e spesso in grado di dare
risposte e assolvere problemi grandi e piccoli.
La grande Cooperazione Internazionale non sempre è stata in grado
di dare risposte immediate.Sostanzialmente in questi anni sono stati mostrati
molteplici fallimenti o difficoltà di espansione della cooperazione
rendendo inefficaci e poco incisive tonnellate di belle parole, in particolare
i principali motivi sono:
· il centralismo; cioè il fatto che tutte le decisioni
importanti che riguardano un gran numero di persone che vivono in aree lontane
e diverse tra di loro vengono prese in pochissime sedi centrali.
· il verticismo; cioè la trasmissione rigida dal vertice
alla base delle decisioni che riguardano operatori e utenti senza tener conto
di eventuali suggerimenti.
· il decisionismo; le decisioni vengono il più delle volte
prese di autorità senza tener in minimo conto le parti interessate,
innescando a volte forti conflitti.
· il settorialismo; ogni aspetto della vita viene trattato separatamente
in modo frammentario semplificato e non comunicante.
· l'assistenzialismo; si danno prestazioni o sussidi in modo
da alimentare la dipendenza e la passività a costi spesso non sostenibili
lasciando poi l'utente senza aiuti.
· l'imponenza; si predispongono piani elefantiaci con proposito
grandiosi e obiettivamente difficili da raggiungere che poi vengono abbandonati
lasciando vere e proprie cattedrali nel deserto che non sono di nessuna utilità.
Ogni organismo ha un ufficio incaricato della stesura di un nuovo progetto,
ma quanti hanno al loro interno un esponente proveniente se non dal paese destinatario
dell'intervento almeno dal continente? Quanti organismi possono registrare
nel proprio consiglio direttivo una persona straniera?
Lodevoli ed importanti iniziative intraprese in Italia da un organismo per
promuovere la conoscenza della cultura africana vengono portate avanti solo
ed esclusivamente da personale italiano che si reca nelle scuole, negli oratori
a
raccontare come si vive in Africa.
"Ci sono ragioni molto pratiche che giustificano queste assenze" denuncia padre
Renato Kizito Sesana su Nigrizia: "Le prime preoccupazioni degli africani
in Italia sono cercare casa e lavoro. In ogni caso non è certo una loro
priorità discutere a fondo sulle ragioni che li hanno costretti a emigrare
e cercare fortuna in un altro paese, rivangando immagini dolorose che preferiscono
tenere seppellite in fondo al cuore. Ma c'è senz'altro anche un'altra
ragione, molto importante, di cui siamo responsabili anche noi missionari. Troppo
spesso negli incontri si dipinge un'Africa senza speranze, a tinte fosche. Si
dipinge una situazione che presenta l'africano come appartenente a una specie
di sub-umanità, incapace di ragionare, di capire cosa sia meglio per lui,
incolto, violento, sensuale, maschilista in modo irrecuperabile".
Nella cooperazione tradizionale quanto sopra ha fatto si che si stiano realizzando
in gran parte interventi:
· a
pioggia,
· non sostenibili,
· poco trasparenti che
a volte facilitano la corruzione,
· frammentari,
· decisi da politici per
amici senza che siano realmente
necessari
· suggeriti da
fantomatici esperti senza
che ce ne sia la richiesta
da parte di chi li subisce

E
la gente...
Tutto quanto
sopra scritto è "sentito" dalla
gente comune che ogni giorno
nella propria realtà quotidiana
si trova a dover convivere
con il mondo che la circonda,
in altre parole esiste un comune
interesse della "gente" a
conoscere i fenomeni internazionali,
a voler essere attiva non solo
nella realtà locale
e nel proprio paese ma anche
a livello internazionale.La
cosiddetta globalizzazione
dal basso, che se da un lato
rende i problemi più complessi
dall'altro apre nuove possibilità di
sviluppo e soluzione degli
stessi. I programmi di cooperazione
internazionale interessano
oggi direttamente non più solo
gli esperti, ma chiunque voglia
contribuire a risolvere le
questioni che lo toccano da
vicino (insicurezza, violenza,
povertà, degrado ambientale,
immigrazione ecc). Nasce dunque
l'esigenza di adeguare le forme
di cooperazione alla crescente
domanda di partecipazione degli
attori locali che richiedono
alla cooperazione alcune cose
fondamentali:
1. COSA progetti chiari
con indicazione di interventi
piccoli ma precisi che diano
un senso compiuto (ad esempio
realizzazione di un pozzo,
di una casa, l'acquisto di
100 zappe ecc)
2. COME modalità di
realizzazione snelle senza
troppi passaggi di mano e
la certezza che la mia offerta
giunga a destinazione senza
realizzare cattedrali nel
deserto e il più delle
volte anche senza dover compilare
tonnellate di relazioni
3. DOVE la certezza che il luogo di intervento sia un posto conosciuto
che magari mi permetta di conoscere il bambino che vado ad aiutare o la famiglia
che ricevi la mia zappa (principio che ha permesso un notevole impulso alle
adozioni a distanza
4. IN CHE MODO fondamentale è sapere quali sono le modalità di
intervento se diretto o se tramite ONG o ancora tramite quale altro organismo
5. TRASPARENZA fondamentale è il grado di trasparenza che l'iniziativa
deve avere io singolo cittadino devo essere in grado di sapere che fine fanno
i miei soldi dove vanno e cosa si fa con essi, ormai la gente sa che alcune
strutture "mangiano" oltre l'80% dei soldi per mantenere la struttura e
quindi all'utilizzatore finale resta ben poco del mio aiuto. Rimane da chiedersi
chi possa dare al cittadino le risposte alle sue giuste aspettative, per noi
la risposta è molto chiara "IL SUO COMUNE". Per il cittadino
il suo Comune rappresenta un posto di transito obbligato sia per reperire qualunque
tipo di informazioni inerenti il suo rapporto con la pubblica amministrazione
in genere, sia per tutto quanto concerne la vita di tutti i giorni, e nelle
realtà medie e piccole questo rapporto è ancora più radicato.
Il comune è un vero e proprio catalizzatore della comunità e
attraverso ad esso transita ogni strato sociale appartenente alle varie fasce
d'età. Ovviamente questo cambiamento di rapporto non è automatico è necessario
per l'ente un cambiamento di mentalità e di ruolo della pubblica amministrazione
che deve allargare gli spazi d'orizzonte troppo spesso limitati ai problemi
spiccioli della macchina burocratica e organizzativa del Comune. Non solo asfalto,
punti luce, fognature, ma anche la possibilità di guardare lontano.
Energia nuova dunque che (a partire da noi stessi dal nostro impegno) ci può aiutare
a relativizzare quei problemi che spesso ci troviamo a dover risolvere nelle
nostre città come insormontabili.

Perchè i
Comuni...
Perché come è già stato
detto, l'organizzazione di
un Comune, in qualunque paese
del nord e sud del mondo, rimane
punto fondamentale per le basi
di una democrazia. Perché se
il piccolo comune di Mango
(1350 abitanti) provincia di
Cuneo, Italia, riuscisse a
mettere a dimora il seme della
solidarietà con alcuni
gesti concreti, nei confronti
di Yurimaguas (50.000.000 abitanti)
Alta Amazzonia, Perù,
investirebbe nel futuro, nel
progresso, nel benessere e
nella Pace per tutti.
Il
Comune
come
soggetto attivo in grado di fornire
strumenti e collaborazione a
quei paesi che devono organizzare
la propria civile convivenza
a partire (come si è visto
dal progetto indocumentados)
dall'importanza di avere funzionanti
e in grado di monitorare il paese,
gli uffici dell'anagrafe.
Perché l'amministrazione
comunale non significa solo burocrazia,
ma soprattutto impiego di energie,
intelligenze, persone capaci
di comunicare, progettare, amministrare;
il comune è un luogo in
cui possiamo mettere a disposizione
la nostra stessa esperienza.
Il Comune come soggetto attivo in grado di fornire strumenti e collaborazione
a quei paesi che devono organizzare la propria civile convivenza a partire
dall'importanza di avere gli uffici comunali funzionanti e in grado di monitorare
il paese. Occorre liberare i Comuni dalla vecchia concezione di luoghi adatti
a svolgere semplicemente l'amministrazione ordinaria.
La macchina organizzativa può farsi carico di nuovi obiettivi: aggregazione
con altri Comuni, progetti che abbiamo uno specifico riferimento alla qualità della
vita. Il Comune diventa cinghia di trasmissione, fra le potenzialità,
risorse umane che esistono sul territorio: intelligenze, capacità organizzative,
esperienze lavorative (spesso in pensione anticipata), e i paesi lontani che
hanno bisogno di aiuto.Da queste considerazioni nasce l'idea di proporre la
creazione di una rete tra comuni del nord e del sud del mondo, tra comuni ricchi
e comuni poveri, una rete a cui potrebbero partecipare gli enti pubblici del
territorio province università musei ecc che potrebbero aiutare i comuni
a fare "sistema" per essere integrati con la società civile,
Sicuramente la creazione di una rete tra i comuni potrebbe permettere:
1. Contatti
diretti con le popolazioni
dei paesi in via di sviluppo.
2. Coinvolgimento con le associazioni presenti sul nostro territorio.
3. Massima informazione per sensibilizzare l'opinione pubblica.
4. Massima trasparenza.Una Rete di enti per accogliere, canalizzare, promuovere,
la voglia di solidarietà che esiste fra le persone.
Una Rete che
si pone come alternativa alla
globalizzazione selvaggia per
dare visibilità ad un
progresso sostenibile e di
collaborazione, scambio, fra
paesi ricchi e paesi poveri,
tra i paesi del nord e del
sud del mondoLa Rete dei Comuni
come organismo snello ed operativo
(nessuna struttura elefantiaca
da dover mantenere). Progetti
mirati, piccoli o grandi, realizzati
in accordo con i Comuni dei
paesi in via di sviluppo. Una
struttura agile in modo da
garantire il massimo della
ricaduta in tempi brevi fra
progetto finanziato e la reale
trasposizione.Preciso riferimento
a valori etici: giustizia sociale.
E
allora...
Riteniamo quindi
indispensabile per le ragioni
sopra esposte che si realizzi
una rete di enti che ritengono
prioritario nel proprio modo
di pensare e di agire l'attenzione
al più debole la volontà di
collaborare per la realizzazione
di un mondo più giusto
la voglia di aiutare gli altri
ma anche l'atteggiamento di
chi è capace di ricevere,
di chi sa che non c'è nessuno
così povero da non aver
nulla da dare e non c'è nessuno
così ricco da non aver
niente da ricevere, l'intelligenza
di capire che in molti paesi
del sud del mondo esistono
ancora radicati valori importanti
che noi abbiamo calpestato
e che la dignità è una
cosa fondamentale per gli uomini
e gli enti.
L'adesione
alla rete dal punto di vista
economico è puramente
simbolica:
25 Euro per i comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti e 50 Euro per
i comuni con popolazione superiore ai 5000 abitanti.
E' vincolante
dal punto di vista morale,
l'impegno di destinare una
parte del proprio bilancio
ad interventi di solidarietà internazionale
lasciando ognuno libero di
definire l'intervento che ritiene
lasciando autonomia di decisione,
si potranno comunque proporre
iniziative comuni che permettano
di lavorare insieme a progetti
specifici. Gli enti aderenti
si impegnano inoltre a promuovere
sul territorio una cultura
di pace e solidarietà attraverso
manifestazioni che coinvolgano
le scuole e la popolazione.
L'adesione alla rete è allargato
agli enti pubblici che ne facciano
richiesta e a tutti i Comuni
del mondo in particolare sarebbe
importante l'adesione dei comuni
beneficiari di interventi economici
e l'adesione anche di altri
comuni o enti dei paesi ricchi
tramite i quali coinvolgere
altri stati.
Ai Comuni della
Terra per il Mondo possono
aderire Comuni del Nord o del
Sud del mondo come promotori
o come beneficiari. Ogni singolo
Ente deve deliberare in modo
formale l'adesione. I Comuni
della Terra per il Mondo porteranno
avanti con particolare attenzione
ai valori etici e di giustizia
sociale. Alla rete dei Comuni
della Terra per il Mondo possono
aderire i Comuni del Nord o
del Sud del mondo come promotori
o come beneficiari. Per facilitare
la comunicazione verrà utilizzato
un sito Internet e la posta
elettronica. Ai Comuni che
aderiranno verrà dato
visibilità in uno spazio
sito web alle iniziative che
hanno portano avanti in questi
anni.