RETE DEI COMUNI SOLIDALI Ultimo aggionamento: Sab, 31 gen 2004

 

Programma di cooperazione decentrata
“TIRA-CHAPEU”, Praia, Capoverde.

Da diversi anni si è istaurato un rapporto di collaborazione e scambio tra il Comune di Torino e la realtà Capoverdiana, che ha portato alla realizzazione di vari interventi di solidarietà internazionale.
Durante la missione dello scorso Giugno sono emerse varie richieste di aiuto su alcuni dei problemi più gravi della città e sono stati individuate delle priorità sulle quali concentrarsi.
Ma la situazione è apparsa subito molto grave: molte delle richieste del comune di Praia erano decisamente troppo grandi per essere affrontate con il budget che il Comune di Torino intendeva mettere a disposizione e per le forze che l’amministrazione poteva impegnare. A quel punto si è avuta la svolta nel rapporto di cooperazione: dalla “Camara di Praia” è giunta la richiesta di un impegno diverso: Torino come comune capofila di un programma di cooperazione tra il “Sistema Italia” e Praia, in modo da convogliare una massa di finanziamenti notevolmente maggiore, una quantità di attori, ognuno con le loro specificità ma coordinati e uniti, in grado di far fronte ai gravi problemi strutturali del paese e della sua capitale in particolare. Non una rete permanente di comuni, ma un gruppo impegnato su un programma specifico, ognuno con il proprio progetto da realizzare.
Una nuova sfida per il comune di Torino, importante, sia per i risultati in termini di sviluppo che si potrebbero raggiungere sia per la serie di relazioni che in questo modo si possono istaurare tra i vari Comuni italiani, le varie istituzioni e realtà coinvolte nel programma.
L’idea è stata accolta con favore dall’amministrazione torinese, che ha individuato, in accordo con la Camara di Praia, una serie di priorità sulle quali intervenire: tre “ macroprogetti” da scomporre in interventi più piccoli, in grado di essere realizzati singolarmente da ciascun attore con le proprie risorse, sia finanziarie sia tecniche ed umane.
La recente missione di fine ottobre, alla quale ha partecipato anche il Comune di Poggio Mirteto, come primo comune italiano interessato al programma, la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma e una fondazione di Torino impegnata sulla formazione, ha permesso di inquadrare bene i tre macroprogetti, che riguardano:

- La riqualificazione urbanistica e sociale del “bairro Tirachapeu”, uno dei quartieri più degradati di Praia, senza strade decenti e senza illuminazione pubblica, seimila persone che vivono in baracche di blocchetti di cemento senza acqua, senza bagno, senza corrente elettrica, nella sporcizia più totale, con gravi e diffusi fenomeni di alcolismo, droga delinquenza e prostituzione.

- Elaborazione ed implementazione di un progetto di sviluppo turistico per la città di Praia e per l’intera isola di SanTiago, in grado di generare occupazione e recupero dell’identità culturale. Un progetto incentrato sul turismo di qualità, non di massa, sull’incentivazione dell’imprenditoria locale per creare tutte le strutture ricettive necessarie e per sviluppare l’indotto (artigianato, ristorazione, locali notturni ecc.), per recuperare i luoghi d’interesse artistico culturale ed inserirli in un circuito organizzato, in una parola un turismo in grado di generare sviluppo senza apportare grossi squilibri sociali. Per l’elaborazione dello studio di settore e del conseguente progetto è stata richiesta dalla municipalità di Praia la consulenza della Facoltà di Economia dell’Università la Sapienza di Roma.

- Elaborazione ed implementazione di un progetto per la formazione a tutti i livelli dei giovani capoverdiani e dei quadri, agendo a livello professionale, tecnico, specialistico, universitario e post universitario.

Gli altri microinterventi si riferiscono alla donazione di autobus per il servizio pubblico cittadino, alla fornitura di medicinali e materiale vario per un centro diurno per anziani, all’elaborazione di un progetto e relativo bando per il servizio civile internazionale, al sostegno con la fornitura di attrezzature sportive per una società di scuola calcio per giovani, ad uno scambio tra giovani italiani e capoverdiani, alla istituzione di un presidio sanitario, alla creazione di cooperative sociali di produzione e lavoro, ecc.

In questo quadro generale di programma, evidentemente impegnativo sia sul piano finanziario che tecnico, s’inseriranno i vari partners, che s’impegneranno ad attuare una parte del progetto nel quale decidono di inserirsi, con la somma, anche piccola, che possono mettere a disposizione e con le risorse che riescono ad attivare nella loro comunità. Proprio da quest’aspetto emerge la nuova metodologia operativa: non un solo comune impegnato in un programma, neanche una rete, con un Paese come tema, ma un grande comune come Torino che si fa promotore di una serie di interventi, che mette a disposizione le sue risorse per stabilire i contatti con il paese destinatario dell’intervento, per elaborare un progetto generale, suddividerlo in microprogetti da affidare ad altri, offrendo le sue strutture per fornire tutte le garanzie ai partner che s’inseriranno, garanzie di efficienza, rapidità di intervento e utilità dell’intervento stesso.

Il progetto del “bairro Tirachapeu”, un’esempio concreto della metodologia proposta.

Il progetto relativo al quartiere da riqualificare più degli altri evidenzia questa nuova metodologia operativa.
La richiesta di aiutare questo quartiere, uno dei più degradati di Praia, è giunta direttamente dall’amministrazione capoverdiana, che non essendo in grado di elaborare un intervento di riqualificazione valido, per problemi finanziari e strutturali, ha proposto al comune di Torino una sorta di adozione del quartiere, un “ appadrinamento”, che con una serie di interventi potesse portare a delle condizioni di vita migliori per i seimila abitanti del Bairro Tirachapeu.
Dopo il sopralluogo della missione dello scorso ottobre è stato possibile individuare, grazie al contributo dei tecnici locali e a numerosi incontri con la popolazione, la strategia dell’intervento, in base ai bisogni ed alle priorità del quartiere. L’aspetto che è emerso con evidenza è che un intervento di tipo esclusivamente urbanistico non avrebbe senso, poiché i problemi degli abitanti del Tirachapeu sono soprattutto di ordine sociale. Sono presenti gravi problemi di consumo di alcool, droga, disoccupazione congenita, microcriminalità diffusa, prostituzione, abbandono di minori, assenza delle istituzioni e del concetto di istituzione, senso di abbandono e fatalismo generalizzato. Per questo si è deciso, in accordo con la Camara di Praia, di procedere su due linee: riqualificazione urbanistica e intervento sociale.

Sul piano urbanistico sono stati individuati i vari interventi prioritari da realizzare:

- La piazza principale del quartiere. Una piazza vista come luogo aggregativo fondamentale per la vita di una comunità, come luogo simbolo di un quartiere e dei suoi abitanti, in una città in cui il senso di appartenenza al territorio e la “rivalità” tra i vari quartieri è molto avvertito. Una piazza che avrà uno spazio per i bambini, che non saranno costretti a giocare tra la spazzatura, ma anche uno spazio per i giovani, con un “chiosco della Coca cola” (un segno importante per un quartiere), e soprattutto una piazza che avrà al suo interno uno spazio riservato alle istituzioni e al mondo dell’associazionismo. È prevista la realizzazione di un ufficio, da parte del Comune di Poggio Mirteto, che servirà per partire con un intervento sociale integrato, una specie di presidio delle istituzioni, per ascoltare la gente e capire i bisogni, per affrontare insieme una riqualificazione che riguarderà loro prima di tutti, e per sensibilizzare ad un modo di vita che riconosca nelle istituzioni, sia dello stato sia della società civile e religiosa, la chiave per avere un miglioramento effettivo e duraturo della qualità della vita. Inoltre è prevista, all’interno di questa struttura, la realizzazzione di un ufficio per l’orientamento e l’inserimento professionale degli abitanti del quartiere, sulla base dell’esperienza del CILO di Poggio Mirteto. La gestione di questo spazio sarà affidata al servizio sociale del comune, che si occuperà di coordinare l’attività con le varie associazioni contattate, ognuna delle quali avrà un ruolo e un compito ben determinato.

- Le strade. Il quartiere manca di strade degne di essere chiamate tali. Le case sono sorte spontaneamente, in spazi non infrastrutturizzati, quindi nella maggiorparte del quartiere manca la rete idrica, fognaria ed elettrica. Non esiste pavimentazione, non esistono sistemi di deflusso dell’acqua piovana, e le piogge abbondanti degli ultimi giorni hanno creato grosse pozze di fango e hanno peggiorato le condizioni igieniche già drammatiche. L’idea di intervenire sulle strade serve anche per facilitare la possibilità di accesso al quartiere, in modo da rompere l’isolamento attuale che contribuisce a creare un ghetto al centro della città, con conseguenze facili da immaginare.

- La scuola. L’edificio attuale manca di acqua corrente, d’illuminazione, non ci sono strutture ed arredi specifici decenti, mancano le minime condizioni di sicurezza. Oltretutto la scuola si trova di fronte una specie di piccola discarica, con immondizia e animali morti. Si prevede di intervenire anche sulla formazione degli insegnanti, costretti a lavorare in un contesto particolare, che richiede una preparazione specifica su alcune tematiche che esulano dalla formazione normale di un docente.

- Un asilo per i più piccoli. È già stato individuato il luogo nel quale realizzare uno spazio per i bambini che sopperisca al sovraffollamento dell’unico asilo attualmente funzionante ( tra l’altro si tratta di una struttura privata). In un paese con un tasso di natalità altissimo un asilo è fondamentale per affrontare il problema dei “Meninos de Rua”, per dare le prime basi educative a bambini che nei migliori dei casi hanno un solo genitore che provvede loro e per alleggerire il peso per le famiglie. La struttura sarà realizzata dalla diocesi di Torino in partneriato con la diocesi di Praia e sarà gestita dalla parrocchia di Praia.

- Le case sociali. Una sorta di edilizia popolare, per dare un alloggio decente a chi vive nelle condizioni peggiori e per chi perderà la casa a causa della riqualificazione urbanistica del quartiere (ci sono delle baracche costruite in mezzo alla strada, che rendono impossibile ogni tipo di intervento, e che devono essere necessariamente abbattute).

- Un centro polivalente. Nel quartiere non esiste uno spazio a disposizione per svolgere attività di tipo sociale, culturale o semplicemente aggregativo. Soprattutto nei giovani questa carenza si manifesta in tutta la sua drammaticità, generando problemi di tossicodipendenza e alcolismo (l’unico punto di aggregazione è di fronte ad una sorta di bar, nel quale si verifica un intenso spaccio di stupefacenti). Questo spazio dovrebbe sorgere dopo i primi interventi sulla piazza e dopo che il “presidio istituzionale” abbia stabilito il primo contatto, in modo che sia organizzato e gestito il più possibile dal quartiere.

Per ognuno di questi interventi è stato elaborato dall’ufficio tecnico un preventivo di spesa approssimativo, e per alcuni di essi è stata prevista l’ipotesi di scomporli ulteriormente, ad esempio per le strade sono state individuati circa dieci chilometri di strade principali, per le quali i lavori potrebbero essere eseguiti a fasi di un chilometro l’una, o più, a seconda del finanziamento che il comune partner riesce a stanziare.
In questo modo a tutti i comuni contattati si potrà fare una proposta concreta, un ventaglio di interventi precisi, già progettati, con un preventivo di spesa già individuato, ma che non sono semplici interventi di solidarietà perché rientrano in un programma di sviluppo a livello macro, e per questo hanno una valenza maggiore di quella rappresentata dall’intervento in se. Un altro aspetto molto importante di questo programma è che permette anche ad un piccolo comune, con poche risorse a disposizione, sia finanziarie sia tecniche, di fare della vera e propria cooperazione, di offrire quindi alla popolazione la possibilità di arricchirsi conoscendo nuove realtà così diverse e distanti.
Grazie a questa particolare metodologia operativa sarà possibile evitare molti passaggi, che non fanno altro che assorbire risorse e distoglierle dall’intervento, infatti i comuni interessati potranno versare il loro finanziamento su un apposito conto gestito dall’ANCI, una sorta di tesoriere, la quale provvederà a girare i soldi direttamente al Comune di Praia, che si fa carico di realizzare l’intervento, sotto il controllo e la consulenza continua dell’ufficio cooperazione e dell’ufficio tecnico del Comune di Torino, il quale si fa garante della corretta gestione dei fondi.
Dopo la missione di ottobre si sta lavorando al primo intervento, la piazza, che sarà realizzato dal comune di Torino a partire dai primi di dicembre, e alla illustrazione del programma ai possibili partners, anche attraverso la realizzazione di materiale divulgativo. Si stima che dovrebbero partecipare circa trenta comuni, per uno stanziamento finanziario complessivo che potrebbe arrivare a 300.000 euro.

Documento allegato: Attori coinvolti nel progetto (formato word)

Riferimento del progetto per il Comune di Poggio Mirteto
Dott. Danilo Feliciangeli, consulente per la cooperazione decentrata. Tel 348.7468044
e-mail:
feliciangeli@libero.it

 
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