Intervento di Gandolfo Librizzi allAssemblea costitutiva della rete dei Comuni solidali - Pinerolo, Venerdì 14 Novembre 2003, ore 15.00
Buonasera. Innanzitutto, vi Porto il Saluto di un piccolo Comune della Sicilia Polizzi Generosa, in Provincia di Palermo, sulle Madonie.
Ma prima di comunicarvi alcune riflessioni, debbo ringraziare chi mi ha offerto questa opportunità e questo privilegio di partecipare e di parlare a questa Assemblea.
Permettetemi, quindi, di nominare alcune persone.
Poi, cito, Coco Cano, Nino Vitale e Chiara Sasso, conosciuti soltanto per poche ore, a Polizzi appena 2 mesi fa, proprio il 14 settembre, ma con le quali, da quei sguardi fugaci e intensi che ci siamo scambiati più che le parole dette in quel particolare e bellissimo giorno è scaturita la scoperta di una comune visione delle cose, una comune sintonia verso alcuni valori di fondo. E vero Chiara quanto tu stessa mi hai scritto subito dopo la venuta a Polizzi: che, cioè, il viaggiare, lo spostarsi da un luogo ad un altro, luscire dalle cose conosciute e consuete, incontrare nuova gente, sperimentare un contatto umano diretto, il conoscersi, lentrare in relazione con gli altri, continua ad essere lunica cosa davvero forte e dici tu, ed io condivido, davvero rivoluzionaria proprio nel senso etimologico della parola, cioè che ti rivoluziona dentro e ti fa scoprire nuovi mondi e nuove possibilità di essere e di accorgerci che troppo spesso viviamo nella calma piatta che abita nella nostra testa.
E proprio in queste poche battute, credo si collochi il senso della rete dei Comuni solidali, prima ancora che di parlare di progetti e di cose concrete da fare, si tratta, per lappunto, di COSA condividere, quali VALORI coltivare, quali RELAZIONI intrattenere e quali UTOPIE, realizzare.
Cosa ci proponiamo con questa iniziativa?
Do la mia risposta ed entro nel merito della comunicazione che sono stato chiamato a svolgere.
Anche da noi, in Sicilia, dalle nostre piccole-grandi montagne madonite, abbiamo pensato di costruire una rete di Comuni solidali con lobbiettivo di occuparci, oltre che di LEADER, Programmazione negoziata, di Patti territoriale, cioè, in una parola, di politiche sovracomunali concertate, anche di cooperazione e solidarietà internazionale.
Madonie Cooperazione abbiamo pensato di chiamare questa rete.
A dire il vero la cosa viene da lontano, dallesperienza condotta in questo senso, dallassociazione di cui sono presidente, la quale, nel lontano 1995 promosse proprio un convegno su questo tema: Solidarietà e cooperazione internazionale. Il ruolo degli Locali per una politica di cooperazione allo sviluppo. Le prospettive di un impegno, al quale partecipò anche, se ti ricorda, Gildo Baraldi che oggi con piacere ritrovo qui.
Da quel lontano convegno scaturirono poi diversi sostegni finanziari dei Comuni delle Madonie a diversi progetti di cooperazione con il sud del mondo, ma lidea principale di costituire una rete di Comuni, che della politica della cooperazione internazionale ne facessero unazione qualificante della propria azione amministrativa non se ne fece niente. Purtroppo devo dire!
Oggi, dopo la nostra recente vittoria elettorale alle elezioni amministrative del Maggio scorso, e grazie al mio Sindaco che mi ha delegato a ciò, il nostro Comune ha promosso una serie dincontri proprio per costituire queste rete madonita ed avviare concrete esperienze in questo campo.
E qui la sorpresa. Già altri, cioè voi tutti, lontano dalla nostra Sicilia, ma così vicini nei pensieri e nelle idealità condivise, avevate costituito questa Rete. Ed allora mi è sembrato naturale contattare i responsabili, Coco Cane, Chiara Sasso e Nino Vitale per esporre la nostra comune idea, cioè quella di aderire alla Rete dei Comuni Solidali ma di far diventare questa Associazione di Comuni unassociazione policentrica in grado di svolgere il proprio ruolo nel proprio territorio ma nellambito di una relazione e di una vita associativa a carattere Nazionale.
Ed eccoci qui, dunque, a partecipare a questa Assemblea.
La Rete dei Comuni Solidali. Una Rete di Comuni che intendono fare della solidarietà e della cooperazione internazionale il loro specifico campo dazione, non diverso dai tanti altri campi dazione dellamministrare il quotidiano delle loro, delle nostre, realtà.
Ma è possibile far entrare nelle nostre Amministrazioni, nei nostri Comuni, nei nostri Municipi, questa visione globale del mondo, della realtà, superando così i confini ristretti dei nostri tanti campanili?
E, ha senso come COMUNI, occuparsi dei problemi del Sud del mondo? Può questo impegno aiutare le nostre stesse singole, piccole realtà, oppure questo impegno ci distoglie dai nostri agire quotidiani a cui i nostri concittadini ci richiamano e ci riconducono?
Io dico di si, ha senso tutto questo, e aiuta a migliorare le nostre stesse piccole realtà municipali.
Ha senso assumere, cioè, nella nostra quotidiana azione di amministratori, ma, prima ancora di individui, di cittadini, la dimensione dellaltro e di una visione globale dei problemi del mondo, dei popoli che soffrono una povertà strutturale, di sistema, consapevoli dellinterdipendenza di cui siamo avvolti.
Pensare mondialmente per agire localmente, mi sembra tradurre bene queste nostre intenzioni. Per agire localmente! E questo il risvolto pratico e concreto della nostra azione a livello mondiale. Essere promotori, nella nostra società, qui nelle nostre terre, nei nostri luoghi, di cambiamenti, anche strutturali.
Perché il nostro specifico campo dazione è il mondo, di cui il nostro Comune fa parte, il nostro comune orizzonte è la solidarietà ed il volontariato, di cui le nostre singole realtà hanno bisogno per vivere.
E dunque, occuparsi, nella propria azione amministrativa dei rapporti con i Paesi del Sud del mondo; della lotta alla povertà; della Pace; dellinterdipendenza e dellinterculturalità; dei diritti umani; della cooperazione con i Paesi in Via di sviluppo; della costruzione dei processi democratici nelle relazioni internazionali; del partenariato globale; della sicurezza; dello sviluppo umano e dello sviluppo sostenibile; della nuova solidarietà Internazionale nellera della globalizzazione: sono solo alcuni degli aspetti, dei termini e dei concetti che ci aiutano a pensare mondialmente per agire meglio e bene localmente e, così facendo, amministrare meglio le nostre città aiutando a far crescere, a far germogliare una nuova e più robusta visione delle cose.
Penso che la nostra iniziativa, se autenticamente intesa e vissuta, quindi, ci consente di praticare un modo diverso non solo di amministrare i nostri Comuni ma di proporre una nuova visione dal basso della realtà perché fa proprio la sfida attuale cui lumanità intera è chiamata a rispondere nei tanti NORD e nei tanti SUD del mondo, cercando di capire il mondo, appunto, non tanto da un CENTRO (lEuropa o altro) ma da un insieme di rapporti fra diversità.
Dalla periferia, dalle tante piccole periferie dei nostri piccoli Comuni, per proporre un altro punto di vista, secondo noi più rispondente ai bisogni di gran parte delle persone e dei popoli.
Polizzi periferia del Mondo, le Madonie, la Sicilia, periferie del Mondo, così come Pinerolo, Carmagnola e i tanti altri Comuni della rete, periferia del Mondo, IL SUD DEL MONDO PERIFERIA DEL MONDO.
Questo stare alla periferia, nella logica dominante di una certa globalizzazione, è tradotto nella non esistenza, nel non diritto. Significa trovarsi emarginati, esclusi, a perdere. In particolare, per questa logica (ed in parte è vero), le vivacità intellettuali, le relazioni e le opportunità non stanno alla PERIFERIA del SISTEMA. Si trovano, bensì, al cuore di esso.
Per questa globalizzazione ecco, dunque, limpoverimento culturale, lesistenza negata, la marginalità dello sviluppo se non la sua completa assenza da molte aree della periferia, del Nord come del Sud del mondo, del Piemonte come della Sicilia!
In una parola: Mondi vitali a perdere. Milioni, miliardi di persone, con le loro culture, le loro tradizioni, i lori valori, i loro diritti, i loro sogni e le loro utopie esclusi dalla storia, dalla vita.
MONDI VITALI A PERDERE!
Tutto questo ci interessa? Ci coinvolge? Ci interpella? E se si, quali risposte dare, quali strade percorrere, quali azioni praticare, quali speranza, utopie coltivare nellera della globalizzazione che alimenta tutto questo?
Molti chiudono gli occhi. Ritengono che non è una questione che li riguarda ne come persone ne come società, ne come Istituzioni.
Ma chiudere gli occhi dinanzi alla fame, allingiustizia, allo sfruttamento, alle enormi sperequazioni, non solo è qualcosa di moralmente indegno, ma è anche un atteggiamento miope e, in definitiva, autolesionistico.
Io ritengo, invece, che lunico comportamento razionale, prima ancora che morale, è reagire a tutto questo facendosi carico, con la solidarietà, con liniziativa culturale e lazione politica e sociale dei problemi nuovi che linterdipendenza e la globalizzazione pongono a tutti noi.
E questo è il messaggio che lanciamo dal nostro piccolo qui, oggi.
Con la rete dei Comuni Solidali vogliamo dare una risposta, la nostra risposta, coerente con limpegno e lesperienza maturati per le strade del mondo, di questi Mondi Vitali a perdere.
La risposta di chi crede che nellera della globalizzazione non esistono PERIFERIE ma CENTRI diffusi e capillari. Non esiste un NORD e un SUD, un EST e un OVEST ma realtà dinamiche in continua trasformazione, dignità universale che va rispettata, diritti fondamentali che vanno affermati e difesi.
CENTRI VITALI, insomma, che lottano, che elaborano pensieri, che realizzano progetti, che comunicano e interagiscono.
Mondi Vitali di gruppi, comunità, reti di uomini e donne fortemente animati che lavorano apparentemente ai margini del SISTEMA, alla sua PERIFERIA, in realtà al cuore di esso, per una nuova mondialità, per una nuova coscienza planetaria, per un nuovo umanesimo.
Noi siamo convinti che lumanità non ha alterative, che i problemi degli esclusi di tutti i SUD e di tutte le periferie, dei paesi poveri come dei paesi ricchi, a differenza di crede di risolverli alzando barriere di incomunicabilità e chiudendosi nella propria esclusiva realtà sociale ed economica, ci toccano, ci riguardano, ci coinvolgono, che lo vogliamo o no.
Che ce ne rendiamo conto o no disse una volta Martin Luther King
In un senso reale, tutta la vita è interdipendente. Tutti gli uomini sono presi in una estricabile rete di reciprocità, legati in un unico tessuto di destino. Qualsiasi cosa tocchi direttamente uno, tocca indirettamente tutti.
Ecco, sta qui il senso e il messaggio che noi dobbiamo saper comunicare a quanti più altri soggetti: dobbiamo aprirci, dobbiamo accoglierci, dobbiamo scoprirci reciprocamente vincendo, così, le paure e le angosce che si affermano sempre più sia a livello personale che sociale e che sono tutte connesse alla paura dello straniero, del diverso (del diverso per cultura, per colore, per credo, per etnia) e che alimentano limmaginario collettivo come le cronache di questi giorni dimostrano, per esempio, a proposito della questione degli extracomunitari. (che non arrivano nel mondo occidentale soltanto per alimentare lindustria del crimine come qualcuno pensa ma arricchiscono la nostra economia e la nostra cultura con la loro diversità reclamando soltanto una vita normale che viene loro negata).
Noi crediamo, dunque, che questa sia lunica, razionale e morale, via duscita alla paura e allisolamento: quella dellapertura culturale e sociale, dellaccoglienza umana, della convivenza, in una parola della SOLIDARIETA, fra persone, fra culture, fra società, fra Stati.
Per percorre questa via, occorre essere animati da unutopia concreta: cioè saper costruire LUOGHI e MOMENTI dove tutto ciò sia possibile praticare, e che noi tentiamo con questa RETE.
Abbiamo bisogno cioè di unutopia strategica, quella delle impossibilità relative e delle emancipazioni necessarie, come ama dire una persona a me cara, lOn. Luciano Violante, al quale va tutta la mia solidarietà per i corsi e ricorsi storici di chi vuole coinvolgerlo in questa pericolosa campagna di aggressione personale che dimentica, o fa finta di dimenticare, le diverse connivenze e collusioni della politica con la mafia che certamente sono esistiti e continuano ad esistere e non per colpa di Violante.
Vincere le paure diffuse, quindi, e aprirsi ai nuovi orizzonti, conoscersi e scoprirsi reciprocamente. Questa è la sfida, la sfida di tutti. Questo è limpegno che ci deve animare.
Infine voglio qui proporvi uniniziativa, un appuntamento, e voglio rivolgervi un invito.
Nel 2.000 siamo stati promotori a Polizzi Generosa della prima FESTA DEL VOLONTARIATO E DELLA SOLIDARIETA: un momento di incontro multiculturale per la presenza di tanti giovani provenienti dalla Polonia, dallInghilterra, dalla Spagna, dal Belgio, dalla Germania, dalla Slovenia, dallOlanda, dallArmenia come dalla Bulgaria, dal Marocco come dalla Turchia, che, insieme a tanti altri giovani locali, e a tante associazioni impegnate nel campo della solidarietà internazionale e del volontariato presenti in Sicilia, animarono un confronto ed unesperienza proprio sui temi qui trattati. Una Festa dove conversero le diverse esperienze e durante la quale voci, colori, musica, emozioni provenienti da ogni luogo, dallEuropa, come dal Mediterraneo, dallAfrica come dal Medio Oriente e dallAmerica Latina, si rincorsero, si mescolarono ed esplosero in un comune canto di speranza, di collaborazione e di solidarietà. Una festa che fu inaugurata dallallora Presidente della Camera dei Deputati e che fu chiusa da un bellissimo concerto degli Inti Illimani.
Ecco, vi propongo, e vi invito, anche a nome del Sindaco di Polizzi, ad organizzare la prossima estate, a Polizzi Generosa, in Sicilia, cuore del mediterraneo, il secondo appuntamento della Festa del volontariato e della solidarietà durante la quale, la rete dei Comuni Solidali, tutti i comuni aderenti del Nord e del sud del mondo possano incontrasi e, insieme, far festa e celebrare così la speranza di una nuova era. Dove dal nostro stare insieme in festa è possibile scoprire un diverso e più ricco mondo, dove i colori,le musiche, le gioie e le speranze di tanti uomini e donne di tante parti del mondo possono incontrarsi e costruire insieme il loro futuro.
E possibile far questo? Io credo di si, io credo che tutti noi possiamo realizzare questo. E se difficoltà esistano, bene, quelle si superano.
Concludo, volendo leggervi un brevissimo racconto che mi accompagna oramai da tempo nel mio peregrinare quotidiano, una storia riportata da Leonard Boff, in uno dei suoi tanti libri:
C'era una volta un contadino che andò nella foresta vicina a casa sua per catturare un uccello da tenere prigioniero. Riuscì a prendere un aquilotto. Lo mise nel pollaio insieme alle galline e lo nutrì a granturco e becchime, incurante del fatto che l'aquila fosse la regina di tutti gli uccelli.
Dopo cinque anni, quest'uomo ricevette a casa sua la visita di un naturalista. Mentre passeggiavano per il giardino il naturalista disse: «Quell'uccello non è una gallina. È un'aquila».
«E vero», rispose il contadino, «è un'aquila. Ma io l'ho allevata come una gallina, e ora non è più un'aquila. E diventata una gallina come le altre, nonostante le ali larghe quasi tre metri».
«No», obiettò il naturalista. «È e sarà sempre un'aquila. Perché ha un cuore d'aquila, un cuore che un giorno la farà volare verso le vette.»
«No, no», insistette il contadino. «È diventata una gallina e non volerà mai come un'aquila.»
Allora decisero di fare una prova. Il naturalista prese l'animale, lo sollevò ben in alto e sfidandolo gli disse:
«Dimostra che sei davvero un'aquila, dimostra che appartieni al cielo e non alla terra, apri le tue ali e vola!»
L'aquila, appollaiata sul braccio teso del naturalista, si guardava distrattamente intorno. Vide le galline là, in basso, intente a razzolare dei chicchi. E saltò vicino a loro.
Il contadino commentò: «Tè l'avevo detto, è diventata una semplice gallina!»
«No», insistette di nuovo il naturalista. «È un'aquila. E un'aquila sarà sempre un'aquila. Proviamo di nuovo domani.»
Il giorno dopo, il naturalista salì con il rapace sul tetto della casa. Gli sussurrò: «Aquila, ricorda quello che sei, apri le tue ali e vola!»
Invece l'aquila, scorgendo in basso le galline razzolare il terreno, spiccò un balzo e andò a unirsi a loro.
Il contadino sorrise e tomo alla carica: «Te l'avevo detto, è diventata una gallina!»
«No», rispose deciso il naturalista. «È un'aquila, avrà sempre un cuore d'aquila. Proviamo ancora una volta. Domani la farò volare.»
Il giorno dopo, il naturalista e il contadino si alzarono molto presto. Presero l'aquila, la portarono fuori città, lontano dalle case degli uomini, in cima a una montagna. Il sole nascente dorava i picchi delle montagne.
Con un gesto deciso, il naturalista sollevò verso l'alto il rapace e gli ordinò: «Dimostra che sei un'aquila, dimostra che appartieni al cielo e non alla terra, apri le tue ali e vola!»
L'aquila si guardò intorno. Tremava come se sperimentasse una nuova vita. Ma non volò. Allora il naturalista la tenne ben ferma, puntata proprio nella direzione del sole, in modo che i suoi occhi potessero riempirsi del fulgore solare e della vastità dell'orizzonte.
In quel momento, lei aprì le sue potenti ali, gracchiò con il tipico kau-kau delle aquile e si alzò, sovrana, al di sopra di se stessa. Iniziò a volare, a volare verso l'alto, a volare sempre più in alto. Volò...
volò... fino a confondersi con l'azzurro del cielo...
«Fratelli e sorelle di sogni e speranze, dentro ciascuno di noi vive unaquila. La nostra cultura e i sistemi di addomesticamento ci hanno trasformati in galline che razzolano nella terra. Ma noi siamo stati chiamati verso lalto, verso linfinito. Liberiamo laquila che è in noi. Non permettiamo che ci condannino alla mediocrità. Spicchiamo il volo della liberazione. E trasciniamo con noi gli altri, perché dentro ognuno di noi si nasconde unaquila. Siamo tutti aquile.
Lidea della Rete dei Comuni solidali sta proprio qui a dimostrarlo.
Grazie.